Visti per voi: Blink 182 strikes back

Il trio californiano torna in Italia davanti a un pubblico variegato 

I Blink 182. Foto da Facebook
I Blink 182. Foto da Facebook
Un’attesa lunga sette anni, resa ancora più interminabile dall’annullamento del concerto previsto dodici mesi fa, e finalmente l’Italia può tornare a godersi il Rock (pop punk) Show dei Blink 182. I tre ragazzacci di Poway riuniscono al Forum d’Assago un popolo carico di aspettative e curiosità. C’è chi è in cerca di vecchie sensazioni e vuole tornare “90’s punk skater per una notte” e chi, invece, vuole capire come suonano dal vivo i precursori di un genere che sta accompagnando la propria attuale adolescenza. E poi c’è chi, raggiunta e superata la cinquantina, è spettatore obbligato con prole al seguito.

I dubbi sono tanti. Saranno ancora in forma i nostri eroi, ormai alla soglia dei 40 anni? Avrà ancora senso fare i ragazzini spensierati e cazzeggianti con vent’anni di carriera alle spalle? Alle 21.45, dopo un buon riscaldamento guidato dagli apprezzati The All American Rejects, i Blink salgono sul palco in una formazione estesa: alle tastiere, c’è lo special guest Chewbecca. Il fantoccio del personaggio di Guerre Stellari è un chiaro segnale di ciò che il trio vuole regalare ai propri fan: uno spettacolo spensierato, magari non tecnicamente impeccabile, ma divertente e adrenalinico. Le note di Feeling This scatenano l’entusiasmo della folla ma i veri apripista sono la coppia di hit Rock Show-What’s My Age Again.

Sciolti gli eventuali dubbi iniziali, il pubblico risponde alla grande, trascinato da un Mark Hoppus che compensa con la carica e la simpatia la quasi totale assenza del suono del basso, perso nei meandri di un audio non proprio eccellente. Mentre Delonge è più statico e non sembra al meglio, la vera conferma è Travis Barker alla batteria. Una garanzia che mette in scena tutto il proprio repertorio in maniera perfetta ed è in grado di ipnotizzare il pubblico con un lungo assolo che precede il bis finale. Non mancano i siparietti divertenti, come il regalo di condom trovati in un portafoglio smarrito e parolacce pronunciate in italiano in pieno stile American Pie. Tra le note negative c’è sicuramente la durata dello show: meno di un’ora e mezza per un totale di venti canzoni. Alla chiusura pirotecnica, affidata a Dammit, nessuno sembra deluso. In fondo, il trio californiano ha offerto ciò che c’era da aspettarsi: adrenalina punk e spensieratezza pop. Il mix che ha fatto la fortuna dei Blink 182.

Vanni Paleari
@VanniPaleari   


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