E' una notte di luglio e a Villa Arconati, nei dintorni di Milano, c'è una voce che cattura: è quella di Paolo Nutini. Giovane, bello, bravo. Insomma c'è quasi da odiarlo, perché questo ragazzotto classe 1987 sembra averle davvero tutte. Eppure quel canto sporco e segnato, potente ed esplosivo, unisce un popolo di fan innamorate e gente che resta di "stucco" a osservare lui e la sua band riempire il cielo aperto di Bollate.
Canta Nutini, eccome se canta. Balla anche, o meglio si muove disordinato su se stesso, come scosso da un filo conduttore tra il fisico e il cuore. Si sente che la musica gli vibra dentro, ha un dono, è evidente. Lui, con il capello alla Beatles e una voce sporcata dagli inferi ma pura, come fosse cosa naturale dare un vestito ai percorsi del cuore, fa sua un'eredità culturale che va dal folk al country, passando per un po' di sano pop e rock and roll. Un mix esagerato che però sa trasformare in qualcosa di estremamente personale, e che sembra possa ancora crescere negli anni. Wow.
Solo due album all'attivo, ma un repertorio da big vero. C'è "Coming up easy", c'è "Candy"; entrambi simboli di una maturazione che avanza. Ci sono, ovviamente, anche le prime, quelle che lo hanno lanciato: da "These streets" a "New shoes", fino alla dolcissima e soave "Last request". In attesa della sua terza fatica (il prossimo disco dovrebbe uscire fra pochi mesi), Nutini regala qualche anticipazione che lascia ben sperare, in particolare "One day".
Dopo circa un'ora e mezzo, lo scozzese di origini italiane saluta il suo pubblico con un semplice "Buonanotte". Un concerto breve, da godere. Una voce che viene voglia di imparare a conoscere meglio.
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